sottoprodotto

nè prodotto nè rifiuto

piegature 19 giugno 2009

Filed under: 1 — sottoprodotto @ 07:22

cigno

Ultimamente mi sto cimentando nel creare origami, “l’arte di piegare la carta”, secondo definizione. Prendo un foglio di carta (rigorosamente quadrato) e comincio a seguire il diagramma in 14 fasi (scoperto in Internet) fino a realizzare un bellissimo cigno con le ali dispiegate. Ormai conosco i passaggi a memoria dunque la piegatura mi risulta un’attività particolarmente piacevole e rilassante benché inflessibile nella sua flessibilità!

In breve mi ritrovo circondato da molteplici cigni tutti tra loro uguali ma differenti allo stesso tempo, com’è possibile?

Sulla carta (lapsus!) seguo un modello perfetto, geometrico, dei passaggi da seguire. Un quadrato piegato simmetricamente in due parti diventa un triangolo, necessariamente. Anche con la carta, questo passaggio si esegue facilmente. Il problema nasce dal fatto che a questo passaggio solitamente ne segue un secondo (per giunta abbastanza simile al precedente) e poi un terzo e così via. Il foglio di carta comincia a acquisire uno spessore che sulla carta (cioè sul modello bidimensionale) non viene preso in considerazione.

Ad ogni modo, effettuata l’ultima piegatura, mi ritrovo tra le mani una riproduzione più o meno fedele del modello seguito.  La sua bellezza (dunque la mia soddisfazione) mi è data dal grado di aderenza del mio cigno al modello seguito, ma non solo: il manufatto ha una bellezza evocativa di per sé, la sua unicità appunto, ma che non è qui il caso di indagare esteticamente.

Ho cominciato con questa pratica in ufficio, dove, malgrado il livello tecnologico e di “ecosensibilità“ raggiunti, si continua a produrre moltissimi documenti di carta. Carta che quando non viene archiviata diventa rifiuto, dunque destinata a diventare nuovamente carta da stampa o forse cartone ma più probabilmente cenere.

In quei fogli stampati, la società umana, da semplice astrazione quale è, (ri)produce un fatto reale (più o meno concreto), materializzandosi. Qualche volta mi approprio di questa materia e, piegandola, finisco per attribuirle uno scopo differente da quello per il quale era stata prodotta.

In tal senso, i miei origami possono essere considerati un sottoprodotto della società!

 

carbon coke 18 giugno 2009

Filed under: Senza categoria — sottoprodotto @ 06:34

sgt pepper cover

Un altro interessante “ricorso” al concetto di sottoprodotto è contenuto in un bellissimo romanzo di … del 1928, un dialogo tra due donne, una delle quali è fervidamente religiosa. Il suo discorso è evidentemente ispirato dalla religione in cui crede, ma resta comunque un argomento valido, semplicemente ben adattato alla psicologia del personaggio che lo espone. Il brano dopotutto è tratto da un romanzo, benchè un romanzo di idee (come si autodefinisce); vi si parla pure di vermi parassiti ma l’intento resta sempre quello di parlare di noi esseri umani! Capito chi è l’autore?

<‘Come possiamo piacere a Dio e perché non siamo migliori?’ Se la gente si ponesse questi interrogativi e cercasse di rispondervi facendo il maggior sforzo possibile, raggiungerebbe la felicità senza mai pensarci. Perché non è inseguendola che si trova la felicità, bensì mirando alla salvezza. Ora ti senti felice, Marjorie, perché hai cessato di chiedere di essere felice e hai cominciato a cercare di essere migliore. La felicità è come il carbon coke: qualcosa di simile a un sottoprodotto.>

“La felicità è come il carbon coke” suona tanto male da risultare memorabile! E comunque Wikipedia mi informa che il carbon coke in realtà non è un sottoprodotto, ad ogni modo…

…riletta con attenzione, la penultima frase sembra più un discorso contro la religione che a suo sostegno (dunque più in sintonia con le idee dell’autore); quel “chiedere di essere felice” mi fa pensare alla preghiera (certa preghiera; rispettiamo dunque non generalizziamo!), oppure quando Mrs. Quarles (la fervida) accenna al “cercare di essere migliore”, subito penso alla volontà umana (troppo umana) di una propria crescita (/affermazione) individuale.

Non parlerò (ancora) dell’autore. Troppo fondamentale per una poca superficiale citazione, inserisco solamente la celebre foto di gruppo che lo ritrae!

 

chi sono (loro)? 17 giugno 2009

Filed under: Senza categoria — sottoprodotto @ 12:03

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Ci sono persone che sono il prodotto perfetto della società in cui vivono; (to)talmente a proprio agio, (to)talmente integrati, (to)talmente allineati che, in una società di merda (premessa), non possono che essere delle persone di merda (conclusione).

Poi ci sono i rifiuti della società; disagiati, asociali, in opposizione, ecc. queste persone vengono comunque considerate come la merda, qualunque sia la società in cui vivono.

Tra questi due estremi, a mio avviso, si collocano quelle persone che sanno adeguatamente e opportunamente tirare a campare, sanno prendersi le proprie soddisfazioni così come sopportare le frustrazioni che inevitabilmente una vita sociale comporta, credo sia la categoria più numerosa.

Ma ritengo esista un’ulteriore categoria di persone, che ho chiamato “sottoprodotti”; la società li ha lavorati per benino, li ha trattati attraverso l’educazione, li ha raffinati tramite i mass media e li ha stoccati con il desiderio di consumo; tuttavia non è riuscita a produrne dei cittadini devoti né è riuscita a sbarazzarsene come fossero dei rifiuti cosicché non ha potuto fare altro che pensare per loro a un possibile “reimpiego”.

Chi sono e che cosa fanno dunque questi <residui originati da un processo non direttamente destinato alla loro produzione> (Nozione di sottoprodotto dopo il D.Lv. 4/2008)?

 

 
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